Per togliersi qualche dubbio

Esistono diversi modelli di batterie (10, 312, 13, 675) che variano a seconda dei diversi modelli di apparecchi acustici. In generale la durata di una batteria dipende dalle ore d’uso giornaliero dell’apparecchio e negli apparecchi più moderni dalle ore di uso in streaming (cioè di connessione wireless dell’apparecchio a dispositivi audio esterni quali TV, smartphone…). Un altro parametro che incide sulla durata è anche la marca della batteria stessa. Facendo una stima molto approssimativa si può affermare che si va da una durata minima di 4 giorni sino ad una massima di 15 giorni.

Attualmente è disponibile una buona gamma di apparecchi con batteria ricaricabile che sono in grado di garantire più di un’intera giornata di funzionamento con diverse ore di streaming incluse. E’ sufficiente quindi riporli nella loro base di ricarica durante le ore notturne per assicurarne un’intera ricarica per il funzionamento giornaliero.

Al momento sono disponibili soltanto apparecchi retroauricolari nella versione ricaricabile. Sono però già in fase di studio anche modelli endoauricolari.

Gli apparecchi acustici moderni non fischiano: se si dovesse verificare questo inconveniente il problema è da ricondurre alla scelta di un apparecchio non all’altezza degli attuali standard tecnologici oppure alla scelta di un apparecchio non adeguato come capacità di amplificazione rispetto alla gravità della perdita uditiva del paziente oppure ad alcune mancanze in fase di regolazione dell’apparecchio stesso. Il fischio potrebbe anche determinarsi a causa di una scarsa aderenza tra il condotto uditivo del paziente e la parte di apparecchio che viene inserita al suo interno oppure ad un ostruzione parziale o completa del condotto uditivo del cliente dovuta alla presenza di cerume o altro materiale. Sono comunque tutte situazioni che un buon audioprotesista saprà certamente sistemare o indicarne la risoluzione.

Se a monte dell’applicazione degli stessi l’audioprotesista ha effettuato una corretta e completa audiometria verificando sia il livello di soglia uditiva, sia la soglia del fastidio, gli apparecchi potranno essere regolati così da impedire livelli sonori eccessivi rispetto a quanto tollerato dal paziente. Inoltre gli apparecchi più moderni sono dotati di sistemi di riduzione del rumore e di comfort uditivo. In ogni caso inizialmente il paziente potrebbe sentirsi immerso in una serie di stimoli sonori ai quali non era semplicemente più abituato: sta all’audioprotesista accompagnarlo in un processo di graduale acclimatazione, dedicandogli tutte le sedute di fitting necessarie ed opportune.

Chi racconta che un apparecchio acustico restituisca un ascolto perfetto pecca di onestà intellettuale. Non esiste al momento alcun apparecchio che replichi in modo assoluto lo straordinario funzionamento dell’orecchio umano. Tuttavia gli enormi passi fatti dalla tecnologia mettono oggi a disposizione dispositivi con una produzione sonora molto realistica e con la possibilità di regolare molti parametri per affinare al meglio la percezione acustica. Nel complesso i benefici risultanti dall’uso degli apparecchi in un paziente bisognoso non si possono mettere in discussione.

Per i pazienti che hanno una perdita uditiva importante è facile rendersi conto della assoluta necessità di indossare apparecchi acustici, senza l’uso dei quali non riuscirebbero né a comunicare né ad avvertire la maggior parte dei suoni circostanti. Per i pazienti invece con una perdita uditiva un po’ meno grave, nella maggior parte dei casi la difficoltà non è sentire, quanto capire le parole. E’ assai importante quindi non trascurare la situazione e non aspettare di arrivare a una condizione uditiva peggiore. Il ricorso precoce agli apparecchi acustici favorisce infatti il rallentamento del decadimento uditivo già avviato, stimolando costantemente tutta la massa cerebrale uditiva costituita da miliardi di neuroni e impedendone l’atrofizzazione; inoltre mantiene allenate tutte le facoltà cognitive fondamentali per l’elaborazione di suoni, parole e rumori e per la discriminazione.

Sarebbe meglio di no poiché appoggiando l’orecchio sul cuscino potrebbero fischiare o addirittura ci si potrebbe fare del male nel condotto. Inoltre, almeno nelle ore notturne, sarebbe ideale ripristinare le originarie condizioni di completa areazione da parte dell’orecchio per il suo benessere. Tuttavia, in condizioni di necessità è assolutamente possibile dormire con gli apparecchi, avendo l’accortezza, se possibile, di mantenere una posizione supina per non schiacciarli contro il cuscino. Oppure dormire con indossato il solo apparecchio dal lato della testa che solitamente non si appoggia al cuscino durante la notte.

Gli apparecchi acustici non creano nessun tipo di interferenza e sono perfettamente compatibili con l’uso di un pace-maker.

Non è vero che l’uso degli apparecchi faccia recuperare il proprio udito inteso come miglioramento o ripristino della propria soglia uditiva. E’ però certo che faccia sentire meglio e soprattutto capire meglio. Inoltre il ricorso costante agli apparecchi acustici favorisce il rallentamento del decadimento uditivo già avviato, stimolando costantemente tutta la massa cerebrale uditiva residua, impedendone l’atrofizzazione e mantenendo allenate tutte le facoltà cognitive fondamentali.

Assolutamente no! Al contrario l’apparecchio acustico permette al nostro orecchio ed al cervello di rimanere attivi e vigili. Studi scientifici hanno dimostrato che il cervello tende a spegnere alcune zone nel momento in cui il nostro udito non è più ottimale. La sensazione che le proprie orecchie funzionino di meno nasce dal fatto che nel momento in cui si tolgono gli apparecchi si ritorna immediatamente al proprio precedente stato uditivo, avvertendo un netto salto che dà l’impressione di sentire meno. In realtà effettuando un esame audiometrico si potrebbe verificare come la situazione uditiva sia proprio pari a quella originale prima di applicare l'apparecchio acustico.

Fermo restando la possibilità di utilizzare, mettere e togliere gli apparecchi in assoluta libertà tutte le volte che si vuole, il consiglio è, una volta terminata la fase di acclimatazione e rieducazione iniziali accompagnata dal proprio audioprotesista, di indossarli per l’intera giornata. Quindi dal mattino sino alla sera, per almeno 10-12 ore al giorno, togliendoli durante le normali pause di riposo oppure in caso di bagno o doccia.

E’ un esame che viene svolto in una cabina silente o in un locale insonorizzato. Il paziente indossa inizialmente ai suoi orecchi delle cuffie nelle quali vengono inviati da parte dell’operatore dei suoni prima ad un orecchio, poi all’altro. I suoni sono presentati a diverse intensità e diverse frequenze al fine di individuare la soglia di udibilità per via aerea del paziente, cioè il livello sonoro minimo che riesce a percepire per le diverse frequenze. Poi vengono tolte le cuffie e viene applicato un piccolo archetto con un vibratore osseo che va ad appoggiarsi sull’osso mastoideo prima da un lato e poi dall’altro: anche in questo caso si rileva la soglia di udibilità ma per via ossea. Al fine di una corretta applicazione protesica è indispensabile completare tale esame andando a rilevare anche la soglia del fastidio, cioè i livelli sonori che, presentati al paziente, provocano fastidio all’orecchio. E soprattutto affiancare a quanto sopra descritto (audiometria tonale) l’esecuzione di una audiometria vocale, dove al paziente vengono presentate invece delle liste di parole o frasi ad intensità crescenti per verificare la sua capacità di discriminazione.

Doverosa premessa: la spesa sostenuta per l'acquisto di un apparecchio acustico, che è proporzionale al grado di tecnologia e alla qualità della prestazione audioprotesica resa, rappresenta sempre un investimento vantaggioso, soprattutto pensando ai benefici che apporta in termini di qualità della vita. E’ comunque impossibile definire un prezzo specifico senza avere prima un quadro audiologico completo. Inoltre bisogna considerare che solitamente non si acquista il solo prodotto apparecchio acustico ma una soluzione specifica e completa per il proprio problema di udito, comprensiva della fornitura iniziale ma anche, soprattutto, di tutta la fase di riabilitazione e adattamento che ne consegue, di tutta l’assistenza continuativa comprensiva di controlli, manutenzione e messe a punto che il paziente richiederà durante gli anni d’uso del suo apparecchio. A livello generale si può affermare che esiste un ampio ventaglio di soluzioni, a partire da quelle più basilari completamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale purchè si abbiano i requisiti per accedervi, sino alle ultimissime e ben più costose soluzioni ipertecnologiche dotate di sistemi di ricarica, connettività Bluetooth, sensori integrati..., passando per soluzioni intermedie molto valide che spesso rappresentano il giusto compromesso costo-benefici.

Nel mondo si vendono ancora pochissimi apparecchi acustici, ben lontani dai numeri di diffusione di altri prodotti di tecnologia di massa. L’ingente costo impiegato nello studio di ingegnerizzazione di un nuovo apparecchio, nei test sul campo e nel rilascio delle certificazioni in qualità di dispositivi medici vengono quindi suddivisi per i pochi numeri venduti nel mondo. Il prezzo è comunque legato al livello tecnologico dell’apparecchio: è possibile rinunciare ad alcune caratteristiche più sofisticate per avere dei costi più contenuti.

E’ prevista l’erogazione di apparecchi acustici o di un contributo per acquistarli da parte del Servizio Sanitario Nazionale per gli invalidi civili richiedenti, purchè in possesso di determinati requisiti. Anche l’Inail eroga apparecchi acustici ai richiedenti ai quali sia stata riconosciuta come malattia professionale un’ipoacusia di un certo livello. Inoltre diverse forme di assicurazione privata e diversi fondi legati alle professioni prevedono il rimborso di una parte della spesa sostenuta per l’acquisto di apparecchi acustici.

La durata di un buon apparecchio acustico è piuttosto lunga: potrebbe anche arrivare sino a 10 anni di vita senza manifestare grossi problemi o richiedendo soltanto qualche intervento di riparazione di parti guaste. Dipende comunque tanto dalla sua manutenzione o da possibili negligenze ed usi impropri da parte del paziente (cadute, acqua…). Un ruolo chiave è rappresentato anche dal tipo di orecchio che va a protesizzare: un condotto uditivo con abbondante secrezione di cerume o con significativa desquamazione della pelle, piuttosto che condizioni elevate di sudorazione sono tutti fattori che incidono negativamente. Chiaramente poi il livello di perdita da correggere deve rientrare nel campo di applicazione dell’apparecchio acustico stesso: se durante gli anni vi fosse un importante calo uditivo non previsto, al di là di un normale calo fisiologico, potrebbe rendersi necessario il passaggio ad un apparecchio acustico più potente. In ogni caso per esperienza mi permetto di affermare che 5-7 anni potrebbe essere ragionevolmente considerata una corretta durata dell’apparecchio, in considerazione anche dei notevoli progressi tecnologici fatti in un arco di tempo così ampio, che si traducono sempre in un miglioramento sensibile della qualità dell’ascolto.

Gli apparecchi acustici sono dispositivi medici venduti unicamente da parte di un Audioprotesista laureato o in possesso di un titolo equipollente riconosciuto a norma di legge. L’Audioprotesista deve essere iscritto all’ordine competente della provincia nella quale esercita la sua attività e deve essere in regola con l’acquisizione annuale dei Crediti Formativi di Educazione Continua in Medicina.

Essendo posizionati all’interno o sopra l’orecchio, gli apparecchi acustici sono esposti a fattori ambientali quali cerume, sudore, umidità, condensa e sporcizia varia. Ognuno di questi fattori può incidere negativamente sulle prestazioni degli apparecchi e, a lungo andare, provocarne anche difetti di funzionamento. Per questo motivo il paziente deve essere istruito ad una semplice e veloce pulizia quotidiana degli stessi che consiste per lo più nello spazzolare e liberare il foro d’uscita del suono e dell’eventuale ventilazione presente con un apposito scovolino, oltre che nell’asciugare e pulire il guscio o l’auricolare con un panno. Una volta la settimana è fortemente consigliato imbevere un fazzolettino con apposito spray battericida e con esso disinfettare il guscio o l’auricolare. Altrettanto importante è la pulizia e l’igiene dell’orecchio per eliminare ogni residuo di cerume. Esistono anche altri prodotti specifici per la cura dell’apparecchio, per esempio contro la formazione di umidità, di muffe e batteri…

Non ci sono indicazioni univoche a tal riguardo: ci sono pazienti che sono molto precisi e autonomi nella manutenzione ordinaria dell’apparecchio e non avvertono la necessità di frequenti controlli. Altri invece con meno dimestichezza o semplicemente meno “attenti” che preferiscono affidarsi alle mani esperte dell’Audioprotesista per controlli più ravvicinati. Tuttavia la nostra indicazione, anche in assenza di particolari necessità, è quella di rivolgersi al proprio centro acustico ogni 3-4 mesi e comunque almeno un paio di volte l’anno: nell’occasione verrà effettuata una manutenzione più approfondita dell’apparecchio e se necessario verranno apportate le dovute modifiche di sintonizzazione per adeguare l’ascolto alla miglior situazione possibile. Si ricorda che sono sedute solitamente comprese nella spesa iniziale sostenuta dal paziente per l’apparecchio: in caso di dubbi meglio accertarsene fin da subito!

In generale vale sempre la considerazione che quando è possibile è sempre indicato l’uso di due apparecchi acustici e non di uno solo. Personalmente aggiungerei anche un’altra considerazione: meglio due apparecchi di tecnologia un po’ più bassa piuttosto che uno solo top di gamma. Chiaramente vi sono anche situazioni dove l’applicazione corretta suggerisce l’uso di un solo apparecchio ma in quasi il 90% dei casi la perdita dell’udito che si riscontra è bilaterale e poiché il cervello ha bisogno di informazioni bilaterali diventa fondamentale avere due apparecchi acustici. I vantaggi che ne derivano sono chiaramente dimostrati e vanno dal ripristino della stereofonia d’ascolto, al miglioramento della discriminazione del parlato in ambiente rumoroso, ad un miglioramento della comprensione del parlato più debole grazie anche all’effetto sommazione dato dal funzionamento di entrambi gli orecchi.

L’uso di apparecchi acustici migliora significativamente l’ascolto della TV anche se possono permanere delle situazioni in cui il paziente lamenta ancora delle difficoltà a distinguere alcune parole, soprattutto durante la visione di film piuttosto vecchi e doppiati, oppure quando la musica di sottofondo sovrasta il parlato. Anche l’ascolto del telefono migliora se il paziente segue le indicazioni fornite dall’Audioprotesista per il corretto uso dello stesso. Oggi per superare qualsiasi possibile limitazione di questo tipo si può ricorrere alla tecnologia Bluetooth con l’utilizzo di semplici accessori senza fili che consentono ad una vasta gamma di apparecchi acustici moderni di collegarsi direttamente con la TV, il cellulare e altre sorgenti audio per gustarne pienamente il segnale audio trasmesso in streaming.

La maggior parte delle terapie contro l’acufene ha l’obiettivo di alleviare il disturbo e rendere così meno fastidiosi i rumori percepiti nell’orecchio. Circa l’85-90% delle persone che soffrono di acufeni soffre anche di ipoacusia. In tal caso il ricorso all’apparecchio acustico in quasi l’80% delle situazioni risulta essere doppiamente utile: migliorando l’udito permette infatti di tornare a distinguere con maggiore chiarezza i rumori esterni e a sovrastare il fastidioso acufene, declassandolo mentalmente ad un semplice rumore di sottofondo. Inoltre diversi apparecchi acustici attuali sono dotati di programmi di ascolto che integrano un generatore di rumore efficace nel trattamento dell'acufene: viene erogato un rumore regolare ma molto tenue che non è percepito come fastidioso dall’orecchio ma va a sovrapporsi ai forti picchi dell’acufene distogliendo il paziente da esso.

La differenza è enorme: l’apparecchio acustico è un dispositivo medico che può essere applicato e venduto soltanto da un audioprotesista qualificato, previa l’esecuzione di una serie di prove preliminari quali l’otoscopia, l’audiometria, l’adattamento, l’addestramento all'uso, la verifica del risultato protesico e l’assistenza continuativa. I suoni che entrano nell’apparecchio acustico vengono elaborati da circuiti che equalizzano ed amplificano il segnale secondo l’esame audiometrico del paziente, comprimono i suoni troppo forti e lasciano passare quelli importanti quali il parlato. L'intensità e la qualità del suono che arrivano al timpano vengono controllati così da evitare possibili danni uditivi e permettere il miglior ascolto possibile. L’amplificatore, invece, non è assolutamente un dispositivo medico: si limita a prelevate tutti i suoni presenti in un dato ambiente per amplificarli in maniera indistinta al condotto uditivo. Può addirittura rappresentare una fonte di ulteriore danno per l'udito di chi li usa: spesso sono indicate le ore di utilizzo massimo giornaliero con l’avvertenza che oltre si potrebbe danneggiare l’udito! Piuttosto che ricorrere ad un amplificatore acustico è sempre meglio optare per un apparecchio acustico di tecnologia anche minima che resta un dispositivo medico certificato ed è dotato dei requisiti minimi di sicurezza per l’applicazione al paziente.

I rumori forti rappresentano uno dei principali nemici per l’udito. Rumori impulsivi, caratterizzati da suoni di breve durata ma di intensità molto elevata quali per esempio uno sparo, possono provocare danni all’udito. Anche l’esposizione per lunghi periodi ad intensità di rumore molto elevate può portare a danni permanenti all‘udito: ne soffrono tipicamente persone che lavorano nell’industria meccanica, tessile, tipografica, nell’edilizia, nel settore musicale…In tutti questi casi risulta fondamentale una corretta prevenzione, ricorrendo ad interventi di abbattimento del rumore sul posto del lavoro o all’uso di dispositivi di protezione dell’udito.

Rappresentano la miglior protezione acustica dei propri condotti uditivi e quindi del proprio udito. Sono realizzati su misura attraverso la rilevazione dell'impronta del condotto uditivo e la loro perfetta aderenza finale, unita al materiale in silicone anallergico per uso medicale garantiscono il miglior comfort possibile nell’indossarli anche per un uso giornaliero prolungato. A seconda del materiale impiegato e della tecnica costruttiva sono l’ideale per proteggere il proprio orecchio durante le ore di relax dai rumori che disturbano il riposo e la concentrazione, nelle attività sportive quali il nuoto per combattere infezioni all'orecchio causate dall'acqua, nelle attività dello sparo (caccia, poligono…) per proteggersi da traumi acustici e, soprattutto, in ambienti lavorativi rumorosi quando si è quotidianamente esposti a livelli sonori dannosi che tra l’altro obbligano il datore di lavoro a mettere a disposizione gli otoprotettori al dipendente e in alcuni casi ad obbligarli all’uso.

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