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QUANDO L'UDITO NON FUNZIONA BENE

Secondo le ultime stime dell’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità, più del 5%            della popolazione mondiale soffre di disturbi uditivi di varia entità.

La percentuale aumenta notevolmente tra le persone anziane: oltre un terzo degli adulti sopra i 70 anni soffre di una perdita della propria capacità uditiva più o meno importante, spesso legata semplicemente ad un “naturale” invecchiamento fisiologico delle cellule dell’orecchio.

In Italia gli ultimi dati rilevati (OMS - Ricerca Eurotrack- CENSIS), collocano in oltre 7 milioni, pari a circa il 12% della popolazione, il numero di persone con una riduzione dell’udito. Un adulto over 65 su tre ne è soggetto, ma solo il 31% di questi ha effettuato un controllo dell’udito negli ultimi 5 anni e ben il 54% non ne ha mai effettuato alcuno. E solo il 25% vi ha posto rimedio con un’adeguata protesizzazione, nonostante ben l’87% dei portatori di apparecchi acustici dichiari un deciso miglioramento della qualità di vita.

"La mancanza della vista allontana le persone dalle cose.

 La mancanza dell’udito allontana le persone dalle altre persone”

(Immanuel Kant)

La riduzione della capacità uditiva viene definita IPOACUSIA e le sue motivazioni possono essere di natura congenita oppure acquisita.

Esiste una varietà di forme di ipoacusia pressoché infinita e ognuna ha caratteristiche particolari per frequenza o intensità. Non deve perciò meravigliare che l’udito di ogni persona sia così diverso da quella di un'altra. In ogni caso si tratta di un fenomeno che determina una alterazione della percezione, una difficoltà nel riconoscimento di suoni e parole che ognuno avverte in modo unico e personale.

Studi autorevoli sostengono che le persone che hanno un calo dell’udito vivono peggio perché, nel tempo, manifestano un degrado delle proprie capacità di comunicare e tendono a isolarsi. La diminuzione dell’udito, se non affrontata in tempo, può accompagnarsi inoltre a un decadimento delle funzioni neurologiche e cognitive, con l’aumento del rischio di incorrere nello sviluppo di una demenza. Oggi è riconosciuto che il pericolo di decadimento cognitivo è direttamente proporzionale al livello di ipoacusia: può aumentare fino a 5 volte nei casi più gravi di sordità e per ogni peggioramento dell’udito di 10 decibel si registra una crescita del rischio di demenza di circa 3 volte.

La sordità e i disturbi ad essa associati rappresentano quindi un problema medico e sociale di seria importanza: grazie ai continui progressi audiologici e alle nuove moderne tecnologie digitali, oggi è comunque possibile affrontare i problemi d’udito, superarli e migliorare la qualità della propria vita. Le perdite uditive che non possono essere trattate mediante soluzioni medico-chirurgiche trovano come unica soluzione l'applicazione di apparecchi acustici.

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