QUANDO L'UDITO NON FUNZIONA BENE

Secondo le ultime stime dell’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità, ben il 5% della popolazione mondiale soffre di disturbi uditivi di varia entità: il che significa che ci sono circa 360 milioni di persone nel mondo con disabilità legate all’udito.

La percentuale aumenta notevolmente tra le persone anziane: oltre un terzo degli adulti sopra i 70 anni soffre di una perdita della propria capacità uditiva più o meno importante, spesso legata semplicemente ad un “naturale” invecchiamento fisiologico delle cellule dell’orecchio.

In Italia gli ultimi dati rilevati da Assobiomedica collocano in oltre 7 milioni, pari a circa il 12% della popolazione, il numero di persone con una riduzione dell’udito, ma solo il 25% di queste vi pone rimedio effettuato una protesizzazione, a fronte di un dato medio europeo che si attesta intorno al 30%. 

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"La mancanza della vista allontana le persone dalle cose.

 La mancanza dell’udito allontana le persone dalle altre persone”

(Immanuel Kant)

La riduzione della capacità uditiva viene definita IPOACUSIA e le sue motivazioni possono essere di natura congenita oppure acquisita.

Esiste una varietà di forme di ipoacusia pressoché infinita e ognuna ha caratteristiche particolari per frequenza o intensità. Non deve perciò meravigliare che l’udito di ogni persona sia così diverso da quella di un'altra. In ogni caso si tratta di un fenomeno che determina una alterazione della percezione, una difficoltà nel riconoscimento di suoni e parole che ognuno avverte in modo unico e personale.

Studi autorevoli sostengono che le persone che hanno un calo dell’udito vivono peggio perché, nel tempo, manifestano un degrado delle proprie capacità di comunicare e tendono a isolarsi. La diminuzione dell’udito, se non affrontata in tempo, può accompagnarsi inoltre a un decadimento delle funzioni neurologiche e cognitive, con l’aumento del rischio di incorrere nello sviluppo di una demenza. Oggi è riconosciuto che il pericolo di decadimento cognitivo è direttamente proporzionale al livello di ipoacusia: può aumentare fino a 5 volte nei casi più gravi di sordità e per ogni peggioramento dell’udito di 10 decibel si registra una crescita del rischio di demenza di circa 3 volte.

La sordità e i disturbi ad essa associati rappresentano quindi un problema medico e sociale di seria importanza: grazie ai continui progressi audiologici e alle nuove moderne tecnologie digitali, oggi è comunque possibile affrontare i problemi d’udito, superarli e migliorare la qualità della propria vita. Le perdite uditive che non possono essere trattate mediante soluzioni medico-chirurgiche trovano come unica soluzione l'applicazione di apparecchi acustici.

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